Gli effetti della crisi globale sulle imprese

Gli effetti della crisi globale sulle imprese

La crisi finanziaria che stiamo affrontando dall’inizio del 2008 sta continuando a devastare l’intero sistema economico non solo del nostro paese ma di tutti i continenti.

Purtroppo questa rottura, che ha preso alla sprovvista soprattutto le grandi aziende, non è davvero iniziata solo quattro anni fa ma ha origini storiche che si radicano nei passati vent’anni, partendo dal crollo del Muro di Berlino e passando dall’ingresso nel mercato dei paesi Asiatici fino ad arrivare all’entrata in vigore dell’Euro.

Tutto ciò è stato solamente l’inizio delle tragiche conseguenze che hanno portato al fallimento dei colossi finanziari, determinando una crisi economica globale da cui sarà difficile rialzarsi.

Dagli Stati Uniti, dopo il crollo Lehman Brothers, la recessione si è trasferita velocemente nei paesi dell’Eurozona che hanno avuto difficoltà nell’affrontarla soprattutto a causa dell’impossibilità di manovre di espansione e monetizzazione, sfociata in una politica di austerità generalizzata che ha prodotto una forte sfiducia dei mercati esteri.

L’impossibilità di ricorrere alla svalutazione della moneta, proibita dal trattato di Maastricht, ha infatti causato un calo della competitività delle esportazioni lasciando le porte aperte al nuovo mercato dei paesi Asiatici, soprattutto della Cina.

La ripercussione della recessione sulle imprese è palese in Italia dove la crisi ha portato alla chiusura di quasi trentacinque imprese al giorno solo nel 2013 ovvero il 5,6% in più dell’anno scorso secondo le stime di Unioncamera.

Non esistono differenze sostanziali tra Nord e Sud Italia, tra i settori più colpiti ci sono quello manifatturiero, edilizio e il commercio sia al dettaglio che all’ingrosso.
Anche il turismo, da sempre ancora di salvataggio del Bel paese, continua ad andare in ribasso lamentando un calo del 76% rispetto alle stime del 2012.

Una delle cause è stata sicuramente la contrazione dei finanziamenti bancari concessi alle PMI che ha comportato una minore disponibilità monetaria costringendo la maggioranza delle aziende a ridurre gli investimenti.

La grossa mancanza di incentivi statali ha determinato un crollo notevole delle vendite, generando bassi ricavi e la conseguente chiusura delle attività.

Solo chi ha potuto diversificare la propria produzione inserendosi in una nicchia di mercato oppure investire all’estero è riuscito ad affrontare la crisi senza effettuare dolorosi tagli del personale.

Diversa la situazione per le Grandi Imprese che continuano a subire bruschi cali della produzione e dell’esportazione che si traducono anche in un calo drastico dei posti di lavoro che non prevede segni di ripresa.

La crescita economica è prevista quindi solo per le Piccole e Medie Imprese italiane nel 2014 grazie soprattutto all’attuazione dello Small Business Act da parte dell’Unione Europea che farà aumentare i livelli di occupazione dello 0,3 %.

L’Italia continua a sperare in una ripresa che non sarà possibile se non verrà attuata una politica governativa a sostenimento delle aziende e dei piccoli commercianti, cuore della nostra struttura economica.


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