Italia, la banda ultralarga in diffusione senza precedenti

Italia, la banda ultralarga in diffusione senza precedenti

Dal Libro Bianco sul digital divide arrivano buone notizie sulle telecomunicazioni in Italia: il Paese sta infatti procedendo a ritmi mai visti prima d’ora nel roll out della fibra, grazie a massicci investimenti pubblici e privati. Nel mese di aprile la rete fissa ha raggiunto il 63% della popolazione nazionale, con un incremento di 20 punti rispetto al 2015: l’ultrabroadband è sempre più di casa lungo lo Stivale.

Investimenti pubblici e privati

Come accennato, a rendere possibile questa accelerazione è stato anche l’insieme di investimenti arrivati sia dal Governo che dagli operatori privati: in ultimo, ricordiamo i 2,6 miliardi di fondi pubblici per la Banda Ultra Larga, mentre aziende come Eolo, tra i nuovi player nel campo delle offerte Adsl casa ad alta velocità, ha investito oltre 100 milioni di euro negli ultimi 4 anni e altri 200 arriveranno nei prossimi.

Situazione favorevole

Anche gli osservatori tecnici apprezzano gli sforzi compiuti, che hanno portato la copertura Ultra Broadband di rete fissa della popolazione a raggiungere più di sei italiani su dieci. Ad esempio, Donato Iacovone, Amministratore Delegato di EY in Italia, ha dichiarato che “il digitale è un’opportunità straordinaria in quanto fa sparire l’intermediazione fra fabbrica e cliente. Grazie a ciò, le nuove tecnologie consentono alle aziende di raggiungere direttamente i propri clienti”.

Occasione unica per la conversione al digitale

In un Paese come l’Italia, caratterizzato da un diffuso tessuto industriale, questo “ridisegna velocemente la catena del valore creando molte opportunità”, ha poi aggiunto Iacovone. Eppure, accanto agli elementi di sviluppo, che configurano il momento attuale di mercato come una fase difficilmente ripetibile in futuro, bisogna compiere altri passi decisi per non perdere un’occasione unica sia per la realizzazione delle infrastrutture di rete che per la transizione al “100% digitale” del nostro Paese, in ambito economico-business e sociale-consumer.

Le criticità ancora presenti

Tra i principali elementi di criticità c’è, come spesso capita in Italia, la burocrazia, che incide con la difficoltà nell’ottenere i permessi dagli enti nazionali e locali, nei tempi con cui questi permessi vengono concessi e nelle disparità di comportamento tra territorio e territorio. C’è poi il fattore “umano”, visto che di recente l’Istat ha rivelato che permane una quota vicina al 35% di italiani che non hanno interesse ad accedere a Internet.

Verso l’abbattimento del digital divide

Comunque, stando ai dati del Libro Bianco di EY, nel periodo tra il 2002 e il 2016 l’adozione degli accessi broadband si è sviluppata seguendo tassi di crescita tipici dei servizi innovativi di successo. Secondo le previsioni, nell’ultrabroadband il digital divide impiegherà meno di quattro anni (rispetto ai sei che sono serviti alla banda larga) per passare da una copertura del 20% a una dell’80%. Merito, appunto, degli investimenti raccontati, che hanno dato impulso alle coperture ultrabroadband di rete fissa, mobile e wireless: sempre secondo EY, nel primo trimestre 2017 si è raggiunta una copertura del territorio rispettivamente del 63%, del 99% e del 67%.

Le strade da seguire

Insomma, il contesto è più favorevole rispetto al passato alla diffusione della banda larga/ultralarga, ma l’analisi svolta da EY evidenzia due snodi fondamentali per raggiungere, velocizzare e rendere più efficace il processo di infrastrutturazione: il primo riguarda la necessità di stimolare la domanda per cogliere il valore della banda ultralarga come volano di nuove applicazioni e piattaforme non solo ICT e lanciare servizi di connettività di nuova generazione. Il secondo invece fa riferimento al coinvolgimento del territorio per attivare le sinergie e le economie necessarie per raggiungere gli obiettivi di sviluppo dell’ultra broadband in Italia.


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